Fine vita, caso de’ Manzano: la Corte d’Appello ribalta la sentenza e condanna la famiglia a restituire 55 mila euro – Il Piccolo 13.01.2025

Cure al padre e fine vita. I figli devono risarcire con 55 mila euro Asugi

La causa intentata e poi vinta, dopo il ricovero a Cattinara, non era supportata dalle volontà del paziente nell’esposto sulla sospensione dei trattamenti.
In primo grado avevano vinto la causa civile contro Asugi, accusata di non aver interrotto le cure al padre, colpito da un ictus, nel rispetto delle sue volontà sul fine vita. Ma la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza, dando ragione all’Azienda sanitaria. Così ora l’avvocata Giovanna Augusta de’ Manzano e il fratello Francesco dovranno restituire ad Asugi il risarcimento incassato (25mila euro), oltre a pagare le spese giuridiche. In totale dovranno sborsare circa 55 mila euro. Così ha deciso la Seconda sezione civile della Corte d’Appello di Trieste, presieduta dalla giudice Marina Vitulli. A impugnare la sentenza (emessa il 12 dicembre 2024 dalla giudice Gloria Carlesso) è stata Asugi, difesa dall’avvocato Giovanni Borgna.
La famiglia de’ Manzano è assistita invece dall’avvocata Silvia Piemontesi e sostenuta dall’associazione Luca Coscioni.
Il caso riguarda Claudio de’ Manzano, 84enne triestino che a dicembre del 2018 fu colpito da un ictus. Ricoverato a Cattinara con gravi lesioni nella parte destra del corpo, non riusciva più a parlare, a mangiare né a bere da solo. Era nutrito e idratato artificialmente. Secondo quanto rimarcato dai familiari, prima dell’ictus aveva espresso con chiarezza, da anni, la volontà di non proseguire trattamenti sanitari che giudicava incompatibili con la propria dignità personale, volontà ribadita anche dalla figlia Giovanna Augusta, che era poi diventata la sua amministratrice di sostegno (Ads). Di fronte all’irreversibilità delle
condizioni cliniche del padre, nel gennaio del 2019 la figlia aveva chiesto di togliere l’idratazione e l’alimentazione artificiale. L’Azienda sanitaria si era però rifiutata rimettendo la decisione finale al Giudice tutelare, come previsto dalla normativa sul biotestamento.
Alla fine la figlia ne aveva ottenuto il trasferimento alla Salus, dove erano stati interrotti i trattamenti. L’anziano era morto, previa sedazione, una ventina di giorni dopo. La figlia aveva quindi presentato un esposto in Procura per chiedere verifiche approfondite sull’operato dell’ospedale di Cattinara in tema di fine vita.
La Corte d’Appello ora osserva che nel ricorso presentato dalla figlia per ottenere la nomina ad Ads «non veniva esposta nessuna narrazione della volontà del paziente, né resa esplicita l’intenzione di sospendere i trattamenti sanitari in corso». «La volontà del paziente non era mai emersa, fino all’udienza del 28 gennaio 2019», rileva la Corte, convinta che «l’Azienda sanitaria abbia dubitato legittimamente dell’effettiva porta del decreto di nomina dell’Ads». «Il ritardo nell’adempimento della volontà sarebbe comunque dipeso da causa non imputabile, ovvero dai provvedimenti e dalle comunicazioni (formali e informali) del giudice tutelare – motivano i giudici – oltre che dalla lacunosità del ricorso per la nomina di Ads». «Lo Stato di incertezza venutosi a creare a seguito del decreto di nomina dell’Ads è stato superato in tempi tecnici ragionevoli, il che di per sé non può dar luogo a pretese risarcitorie», concludono i giudici. Da qui il ribaltamento della sentenza di primo grado, che «deve essere integralmente riformata». «La Corte d’Appello ha riequilibrato la situazione – commenta l’avvocato Borgna, legale di Asugi, – dando atto che l’Azienda sanitaria ha agito in modo corretto in questa delicatissima vicenda».—

Il ricorso: «La battaglia giudiziaria non è finita»

La battaglia legale continua, parola dell’avvocata Giovanna Augusta de’ Manzano, figlia dell’anziano al centro del caso giudiziario sul fine vita, e della sua legale Silvia Piemontesi. «Preso atto della motivazione addotta dalla Corte d’Appello per riformare la decisione di primo grado – afferma Piemontesi – non posso che riservarmi di formalizzare nei termini a ciò concessi il ricorso alla Corte di Legittimità che, peraltro, ha già propositivamente avuto modo di intervenire in argomento». «La battaglia giudiziaria che ho intrapreso non è motivata da interessi personali – precisa de’ Manzano – ma dalla volontà di tutelare tutte quelle persone che si troveranno nella condizione di sofferenza e di violazione dei propri diritti in cui si è trovato mio padre.

ANSA 13.01.2026

Appello ribalta sentenza su fine vita, restituito risarcimento ad asl
Il caso a Trieste per un paziente colpito da ictus, i figli non volevano cure

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