Fine vita e autodeterminazione: ASUGI ricorre in appello sul caso de’Manzano – TriestePrima 12.01.2026
Fine vita, ribaltata in appello la sentenza: avvocato restituirà 55mila euro ad Asugi

L’uomo era stato colpito da ictus nel 2018. Sua figlia, divenuta amministratore di sostegno, aveva chiesto alla Stroke Unit di Cattinara di interrompere le cure. Richiesta rifiutata dall’azienda, che in primo grado aveva risarcito i figli.

Il risarcimento di Asugi all’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano per cure “non volute” somministrate al padre colpito da Ictus dovrà essere restituito dopo una sentenza della Corte d’Appello. Ribaltata quindi la sentenza di primo grado del 19 dicembre del 2024, e i figli del signor de’ Manzano sono ora condannati a restituire il risarcimento già ricevuto (25mila euro) e delle spese di entrambi i gradi del giudizio, per un totale di circa 55mila euro. La decisione è stata presa lo scorso 5 gennaio dalla Corte presieduta dal giudice Marina Vitulli. Asugi, che ha impugnato la sentenza di primo grado, dall’avvocato Giovanni Borgna, mentre Giovanna de’ Manzano è difesa dall’avvocato Silvia Piemontesi.

La storia in breve
L’uomo era stato colpito da ictus nel 2018. Sua figlia, divenuta amministratore di sostegno, aveva chiesto alla Stroke Unit di Cattinara di interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiale, considerate cure mediche. Il personale aveva negato la richiesta e aveva negato anche il trasferimento del paziente. Alla fine, con l’intervento del Giudice Tutelare, la figlia del paziente ha trasferito il padre alla Salus, struttura che aveva invece accettato di ospitare l’uomo e di interrompere i trattamenti, togliendoli l’alimentazione forzata.

Giovanna Augusta de’ Manzano, che è anche avvocato del foro di Trieste, aveva quindi citato l’Asugi. Il procedimento di primo grado si era quindi concluso con la condanna dell’azienda sanitaria da parte del giudice Gloria Carlesso a un risarcimento di 25mila euro a favore del signor de’Manzano.

Le condizioni del paziente
Il 10 gennaio 2019 l’avvocato de’ Manzano aveva depositato il ricorso per essere nominata amministratrice di sostegno del padre, riferendo che lo stesso non parlava, non si muoveva, non riconosceva i familiari. Inoltre l’uomo soffriva di disfagia (impossibilità a deglutire), ed era necessario nutrirlo con un sondino naso gastrico. Come si legge negli atti, de’ Manzano sostiene che il padre reagiva alle cure somministrate “scuotendo il capo, strappandosi la flebo e il sondino naso gastrico”.

Le motivazioni della Corte
Tuttavia la Corte d’Appello, si legge nella recente sentenza, rileva che nel ricorso per la nomina ad Ads presentato da de’ Manzano, “non veniva esposta nessuna narrazione della volontà del paziente”, né “resa esplicita l’intenzione di sospendere i trattamenti sanitari in corso”.
Inoltre la Corte ha ritenuto le perplessità dei sanitari “tutt’altro che pretestuose”, non contenendo “né il primo ricorso né la nomina dell’Ads alcuna ricostruzione circa l’effettiva volontà dal paziente”. Viene quindi richiamata la Corte Costituzionale in un passaggio nel quale si nega “che il conferimento della rappresentanza esclusiva in ambito sanitario rechi con sé, anche e necessariamente, il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita”.

Le dichiarazioni degli avvocati
“La Corte d’Appello – ha dichiarato il legale di Asugi Giovanni Borgna a commento della sentenza – ha riequilibrato la situazione accertando che, nel caso concreto, al di là di principi astratti, il comportamento dell’azienda sanitaria è stato ineccepibile”.

Intanto l’avvocato Silvia Piemontesi annuncia l’impugnazione: “Preso atto della motivazione addotta dalla Corte d’Appello per riformare la decisione di primo grado, non posso che riservarmi di formalizzare nei termini a ciò concessi il ricorso alla Corte di Legittimità che, peraltro, ha già propositivamente avuto modo di intervenire in argomento”.

Per de’ Manzano, invece, “La battaglia giudiziaria che ho intrapreso non è motivata da interessi personali ma dalla volontà di tutelare tutte quelle persone che oggi – o domani – si troveranno nella condizione di sofferenza e di violazione dei propri diritti in cui si è trovato mio padre”.

Stefano Mattia Pribetti
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