Neonato di 5 mesi trovato morto in culla La Procura accusa il padre di omicidio
L’episodio risale al 18 dicembre 2024. Il trentenne è indagato anche per i maltrattamenti nei confronti delle due figlie
In un primo momento era sembrato un decesso natura- le. Un raro caso di un neonato che muore nel sonno per cause spesso sconosciute. Una “Sids”, dall’inglese sudden infant death syndrom, sindrome della morte in culla, come da letteratura scientifica. Invece no, le indagini del- la Procura hanno portato a galla ben altro: quel neonato, un bimbo di cinque mesi, sarebbe stato ucciso dal padre. Il bambino era stato trovato senza vita la mattina del 18 dicembre 2024 nel suo lettino di un appartamento Ater situato in una zona periferica della città. Il papà, un trentenne triestino, è ora indagato per omicidio preterintenzionale. In alternativa la Procura gli contesta l’omicidio colposo. L’uomo, stando all’inchiesta e agli esisti dell’autopsia sul corpicino, aveva scosso o sbattuto la testolina del bimbo sul materasso del lettino. Sembra per un gesto di nervosismo. La stessa rabbia incontrollata che lo avrebbe portato a commettere anche ulteriori violenze in casa: il trentenne è infatti chiamato a rispondere anche di gravi maltrattamenti nei confronti delle altre due figlie, anche loro bambine piccole. Una, all’epoca dei fatti, di pochi mesi: la avrebbe ripetutamente picchiata con schiaffi al volto e ginocchiate. La vicenda porta alla luce un contesto certamente difficile e di marginalità: quello di una giovane coppia alle prese con tre bambini piccoli. Ed evidentemente priva di un tessuto famigliare solido, una rete sociale, supporti adeguati e monitoraggio. Dopo quanto emerso a livello investigativo, il Tribunale per i minorenni è intervenuto a protezione dei bimbi. I fatti rimandano dunque alla mattina del 18 dicembre 2024. Sono circa le 8.30. I genitori si svegliano, si accostano alla culla. Il neonato è in posizione prona, con il viso rivolto in giù. Non si muove. Non piange. E non respira. Chiamano dunque il 112. La mamma e il papà, secondo quanto appurato all’indomani della tragedia, avevano sostenuto di aver provato a praticare il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, probabilmente guidati dall’operatore della centrale, ma senza alcun esito. Quella mattina sul posto piombano un’ambulanza e un’automedica del 118, e una volante della Polizia. Poco dopo arrivano la Squadra mobile e la Scientifica. Il bimbo, come constaterà il medico legale, è spirato svariate ore prima. Ma il corpicino non presenta segni apparenti di violenze. Nessun livido e nessuna ferita, nulla di apparente che possa lasciare immaginare cosa fosse davvero accaduto. Tanto che, sulle prime, si pensa che il neonato possa essere andato in apnea nel sonno. L’ipotesi c’è. Ma la Procura decide di andare a fondo e dispone l’autopsia. Il fascicolo è affidato al pubblico ministero Chiara De Grassi. L’esito è sconvolgente: il neonato è morto a causa di lesioni encefaliche. L’esame autoptico riscontra in effetti quattro emorragie: due cerebrali, di cui una definita «vasta», e altre due a livello del nervo ottico e dei tessuti dell’occhio. Cosa era accaduto? Il padre, la sera prima, mentre stava mettendo a dormire il bimbo, lo avrebbe scosso con for- za. Oppure lo avrebbe fatto sbattere contro il materasso del lettino. Una superficie soffice, ma evidentemente sufficiente per determinare danni devastanti alla testolina di un neonato. Questa la ricostruzione investigativa. Il trentenne è ora accusato di omicidio preterintenzionale (o, in alternativa, di omicidio colposo) aggravato dal ruolo genitoriale. Ma l’uomo deve risponde- re anche dei maltrattamenti nei confronti delle altre due figlie piccole. Una, quando aveva quattro mesi, sarebbe stata colpita al naso dal padre. L’avrebbe picchiata men- tre le stava cambiando il pannolino. L’altra figlia, quando ave- va un anno e mezzo, sarebbe stata sbattuta sul fasciatoio perché «innervosito dal fatto che la bimba si fosse messa a giocare», così dagli atti. Poi le avrebbe sferrato uno schiaffo sulla coscia, sul corpo e sul volto. Nei mesi successivi la avrebbe presa più volte a ginocchiate e a mana- te. L’avrebbe anche afferrata per i piedini, buttata nel letti- no e schiaffeggiata al volto. La pm De Grassi ha chiesto il rinvio a giudizio a carico del padre. La prima udienza, davanti al gup Francesco An- toni, è fissata a maggio. «Un capo d’imputazione non riesce a rappresentare le molte difficoltà che un nucleo familiare può trovarsi ad affronta- re – afferma la legale che di- fende l’imputato, l’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano – il mio assistito ha tutta la mia vicinanza per il lutto che ha sconvolto lui e la sua famiglia». —
I provvedimenti
Per i bimbi l’intervento del Tribunale per i minori
Quando gli agenti delle volanti della Polizia e i sanitari del 118 erano entrati nell’appartamento Ater in cui viveva la giovane coppia, subito dopo la scoperta di quel corpicino senza vita, il contesto di marginalità e disagio complessivo del nucleo famigliare era subito apparso chiaro. An- che se, fino a quel momento, non era affatto chiaro che il neonato fosse stato ucciso. Quel che è certo è che si è attivato il Tribunale per i minorenni che – stando a quanto si apprende – ave- va quindi attivato un sistema di protezione per i bambini disponendo le visite del padre in forma assistita. Gli accertamenti, in effetti, avevano scoperchiato cosa succedeva, talvolta, in quell’alloggio Ater: oltre alle difficoltà per la giova- ne coppia di gestire tre figli piccoli, erano venute a galla anche le violenze. Quel- le del papà, spesso nervo- so, che si arrabbiava men- tre cambiava i pannolini a una delle bimbe. Si arrabbiava soprattutto se, men- tre lo faceva, la piccola si metteva a giocare. E per questo la prendeva a schiaffi. Gli atti giudiziari riferiscono anche dei pestaggi al- la sorellina. Inevitabile, dunque, l’intervento del Tribunale per i minorenni. —
Gianpaolo Sarti
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