Coniugi con due figlie si separano. La giudice: i cani restino con le minori
Il legale della madre aveva espresso il timore che il padre intendesse portarli nella sua nuova residenza. La decisione per evitare che venga spezzato in modo traumatico il rapporto affettivo con gli animali
L’avvocato dell’uomo nega invece che vi fosse la volontà di portare via i quattro zampe
In queste fattispecie per il Codice si tutela il benessere materiale e morale della prole
Una coppia che si separa, due figlie minori coinvolte e anche due cani che il padre, proprietario dei due animali, potenzialmente potrebbe trasferire nella sua nuova residenza. Ma la giudice Francesca Ajello è intervenuta, disponendo che le due bestiole «stiano nello stesso luogo in cui vivono e stanno, stabilmente o temporaneamente, le minori».
Un provvedimento a tutela di quel rapporto affettivo che c’è tra quelle adolescenti e i due cani: un rapporto che potrebbe anche aiutare le giovani ad affrontare il delicato passaggio di una separazione, garantendo loro una continuità affettiva, una stabilità, senza che le scelte degli adulti le privino anche di quel prezioso rapporto. La giudice, come dicevamo, è stata chiamata ad intervenire in sede di separazione.
Il timore della madre delle ragazze, visto che l’ex marito lavora all’estero, era che le bestiole a lui intestate (anagrafe canina e relativo microchip) potessero essere collocate in un’altra residenza. Per le due figlie sarebbe stato un ulteriore trauma, che con la separazione avrebbe portato allo smembramento della famiglia, composta sì dal padre, dalla madre e dalle adolescenti, ma anche dai due cani, a loro volta affezionati alle due giovani. Erano preoccupate dall’idea di separarsi anche dai due amici a quattro zampe. Situazione che la madre delle due ragazze, che si è affidata all’avvocato Giovanna de’ Manzano, ha manifestato, convincendo il giudice a prendere una decisione. «È una crudeltà anche solo pensare di dividere un animale d’affezione da un minore, che è cresciuto per anni con lui – valuta de’ Manzano –: la giurisprudenza infatti si è già pronunciata sul diritto del minore a mantenere quel legame così importante, indipendentemente dalla proprietà dell’animale». La giudice Ajello ha così disposto che il padre consegni anche tutti i documenti delle due bestiole all’ex moglie, così che possa prendersi cura dei cani. Il legale del padre, invece, assicura che la giudice «ha preso semplicemente atto di una situazione che già c’era», visto che il padre – che aveva regalato alle figlie i due cani – «non ha mai manifestato l’intenzione di trasferirli altrove », sottolinea. Va considerato che nel sistema giuridico italiano non esiste una legge specifica che regoli l’affidamento degli animali d’affezione nel caso una coppia si separi. La giurisprudenza però suggerisce che le questioni legate all’affidamento di cani, gatti o altri animali da compagnia vengano trattate separatamente rispetto agli accordi di separazione. Sarebbe bene includere queste disposizioni in un accordo a parte. Nel caso di una separazione consensuale, se i coniugi raggiungono un accordo volontario riguardo all’animale domestico, il giudice ha il compito di omologare tale accordo. Al contrario, se la separazione è giudiziale e le parti non trovano un’intesa, solitamente il Tribunale non interviene sull’assegnazione dell’animale, visto che solo un accordo tra i coniugi può definire la questione. Qualcosa nell’affidamento dell’animale, come nel caso trattato, può cambiare se ci sono dei figli legati all’animale. Il Codice civile stabilisce che la priorità del giudice, nei casi di separazione e il divorzio, è il benessere materiale e morale dei figli minori. Un principio che può dare un indirizzo all’assegnazione dell’animale, anche se la proprietà è del coniuge che non vivrà con i figli.
Laura Tonero
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